Donne di Verona, dall'epoca romana al novecento

Oggi 10 marzo bellissima camminata per le vie di Verona organizzata dalle guide turistiche di Assoguide Verona, dal titolo Donne di Verona, dall’epoca romana al novecento.

A farci da Virgilio l’archeologia Mareva De Frenza che ci narra le vite di donne veronesi che sono passate alla storia, a volte anche loro malgrado.

Si parte da Madonna Verona in Piazza Erbe, la statua venne fatto costruire da Cansignorio della Scala durante l’anno 1368. Simbolo della città incarna dunque lo splendore e la ricchezza di Verona, esprimendone inoltre la longevità attraverso il recupero del corpo d’età romana e il suo completamento nelle parti assenti, a testimonianza dello sviluppo della città in epoca medievale sotto la Signoria Scaligera.

Dopo aver ammirato la splendida Piazza Erbe ci spostiamo di fronte alle Arche Scaligere, le famose dimore funebri della casata Scaligera, per sentire narrare la storia di Verde di Salizzole, moglie di Alberto I della Scala, la più famosa delle mogli della dinastia e madre di Cangrande.

Ci dirigiamo verso il Duomo, percorrendo corso Santa Anastasia, entriamo in vicolo Santa Cecilia. Il toponimo ricorda la chiesetta di Santa Cecilia, un edificio sacro del XII secolo trasformata in abitazione. Il vicolo conduce in un cortiletto, dove nulla ricorda la chiesa, che era al numero 9. Ma basta alzare la testa: il campanile è una torre con alternanza di tufo e di cotto, senza pinnacolo con le ampie finestre che sono state chiuse. Qui il 29 aprile 1566, furono celebrate le nozze di Paolo Caliari, il Veronese, con Elena Badile, figlia di Antonio, suo maestro.

Ma nella stessa via visse agli inizi del 1400 con la madre in sobrietà, dividendosi tra lo studio, la contemplazione e la preghiera anche Isotta Nogarola, grande umanista e studiosa di fama che fu in contatto epistolare con uomini di lettere e politici dell’epoca.

Percorrendo in senso inverso corso Santa Anastasia in direzione di Corso Portoni Borsari 7 troviamo la targa che indica la casa di un grande veronese, Emilio Salgari che fu amico d’infanzia di una grande donna suor Maria Carini. Missionaria in Africa ispirò allo scrittore il romanzo La Favorita del Mahdi.

Prendiamo a destra uno stretto viottolo che porta in Corte Sgarzerie un luogo profondamente legato alla lavorazione delle lane, come il toponimo stesso attesta: sgarzarie si riferisce alle scardasserie o carderie, luoghi deputati all’attività di caratura. Ebbene tra gli artigiani che si distinsero nel Medioevo ci furono parecchie donne, alcune delle quali guidarono queste associazioni di cardatori.

Lasciamo Corte Sgarzerie e attraverso la strada che passa per l’antico Campidoglio raggiungiamo la Sinagoga di Verona, è il momento di ascoltare la storia di Rita Rosani, maestra elementare e partigiana che viene ricordata con una lapide e che sacrificò la sua vita per la libertà.

La nostra ultima tappa è Portoni Borsari dove troviamo ad aspettarci l’avv. Guariente Guariente che ci racconta del delitto di Isolina su cui poi Dacia Maraini scrisse l’omonimo libro nel 1985. I fatti sono questi: il 16 gennaio 1900 un sacco contenente i pezzi di un corpo umano viene ripescato dall’Adige a valle della città di Verona. I poveri resti sono conosciuti come appartenenti a Isolina Canuti, una giovane scomparsa pochi giorni prima; manca però la testa. Isolina, orfana di madre, era figlia di un anziano impiegato, Felice Canuti, e aveva avuto una relazione con Carlo Trivulzio, un tenente degli Alpini di nobile famiglia udinese che alloggiava in casa Canuti e che l’avrebbe messa incinta… con questa storia termina la nostra bella passeggiata.


Le Arche Scaligere


Vicolo Santa Cecilia


Epigrafe che indica la posizione del foro romano


La casa natale di Emilio Salgari si Trova in Corso Portoni Borsari a due passi da Piazza Erbe


Corte Sgarzerie


Siamo dietro all’antico Campidoglio romano


La Sinagoga di Verona


L’antica Porta Borsari