Shadow

Chiude il primo trittico di consigli per l’estate, Shadow, di Federico Zampaglione, leader dei Tiromancino prestato al cinema.
Zampaglione mostra di sapere davvero cosa fa, non solo avendo un’idea ben chiara di che cosa sia il cinema dell’orrore, che senso abbia e che cosa si celi dietro la repulsione che le immagini spaventose provocano in noi, ma anche essendo dotato di una propria visione personale di come si debba raggiungere l’obiettivo di ogni film dell’orrore: generare inquietudine e quindi dubbio intorno agli elementi solitamente tranquillizanti. 
C’è infatti molto poco sangue in Shadow, nonostante sia un racconto di violenza e ad un certo punto anche di tortura, la parte meno convincente e un poco noiosa secondo me ma con cattivo comunque particolare. La prima parte invece di una bellezza incredibile complici anche le immagini di una natura selvaggia delle montagne idealmente situate in America ma realmente scovate nelle zone di Mangart e Montasio montagne delle Alpi alte 2.754 m situate in Friuli-Venezia Giulia sulle Alpi Giulie in provincia di Udine.

Un colpo di scena di troppo (e troppo grande) proprio nel finale costringe infatti a rileggere la trama di Shadow e il suo simbolismo a quel punto evidente sotto una luce diversa, più politica e, in un certo senso, meno potente ed universale di quanto non fosse senza quell’ultimo, estremo, twist.

Trama:
Biker d’alta montanga, pedalatore solitario, David stavolta ha scelto il luogo sbagliato per le sue sgroppate della domenica. Girano brutte voci intorno al picco prescelto e le stesse persone del luogo ne sono abbastanza terrorizzate. La situazione però da spaventosa si fa pericolosa quando per difendere una ragazza David si conquista l’inimicizia di due violenti della specie peggiore, quella armata, che inseguono e malmenano la coppia per puro senso di prevaricazione. Ma il vero male che si annida nelle montagne è ben altro ed è in agguato.

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