Eva

Dopo Ex_machina e Humans prosegue il mio approfondimento con tema rapporto tra macchina e uomo. Eva è un film che mette in relazione l’uomo e le macchine attraverso una storia di sentimenti potenti al cui centro c’è uno scienziato, epigono del dottore di Shelley, che desidera simulare la vita. Ma anche questa volta, come fu per il celebre Frankenstein, l’irriducibile ricercatore patirà la colpa di essersi sostituito a Dio nella creazione della vita. Lo patirà con lacrime e dolore, decidendo del destino di una bionda replicante, un organismo artificiale che come il burattino di Collodi promette sempre di fare il bravo.
Il regista Maíllo crea un futuro che viene dal passato ed è già presente, dove gli uomini convivono con robot meccanici, di cui sviluppano l’aspetto emotivo e quello sentimentale. L’amore, empatia da cui erano esclusi i replicanti di Blade Runner, è di fatto il motore che muove l’ingegnere di Daniel Brühl verso Eva, angelo lacerato fra le sue due nature che anelano a un salto verso l’umano. La piccola Eva è allora figura di un desiderio umano di realizzazione, l’anelito di un inferiore a una condizione superiore. Una bambina perfetta che brama l’imperfezione dell’umano. Di quella madre e di quel padre che l’hanno ‘concepita’ contro natura e dentro un laboratorio.
Eva non cerca nelle creature artificiali che mette in schermo informazioni sulla natura del comportamento umano, piuttosto ipotizza e ‘ammette’ relazioni altre e oltre con macchine capaci di innamorarti il cuore. Androidi che non imitano gli umani ma che sono già umani. Una storia, quella di Eva, che ‘non è vera’ ma che dice la verità sul mondo e sull’uomo. Un uomo che creò una bambina perché lei lo amasse.