Tre geek-libri imperdibili

A breve usciranno tre saggi a dir poco imperdibili per noi ultra geek, entro il mese di febbraio saranno dati alle stampe Da dove provengono le buone idee. storia naturale dell’innovazione (RCS) di Steven Johnson e “Storia naturale del nerd. I ragazzi con gli occhiali che hanno cambiato il mondo” di Benjamin Nugent.
Mentre entro l’anno uscirà di Kevin Kelly, “Quello che vuole la tecnologia”.
Il primo e l’ultimo libro analizzano il fenomeno della nascita delle idee, come processo naturale, il secondo i nerd che con le loro idee hanno cambiato il mondo. Buona lettura.
di Steven Johnson Da dove provengono le buone idee. storia naturale dell’innovazione (RCS):
Spesso attribuiamo le nostre idee a intuizioni isolate tipo “Eureka!” Ma Steven Johnson ci mostra come la storia racconti una verità diversa. Il suo affascinante tour ci porta dai “network liquidi” delle prime caffetterie londinesi alla lunga e lenta intuizione di Darwin fino alla reti ultra-veloci di oggi.In breve: la tesi fondamentale dell’autore newyorchese è che le intuizioni più geniali sono raramente partorite da una singola mente – quella del genio romantico/scienziato solitario/inventore pazzerello celebrati dalla popular culture. Al contrario, sono il frutto di processi sociali che richiedono un prolungato periodo di incubazione. La conclusione paradossale è che l’epifania – l’illuminazione imprevedibile – presuppone una lunga gestazione. Le idee più gustose, quelle che ti cambiano la vita, vanno lasciate marinare a lungo, anziché cotte in pochi secondi col microonde.
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di Benjamin Nugent “Storia naturale del nerd. I ragazzi con gli occhiali che hanno cambiato il mondo” Il libro il cui titolo originale è “American Nerd, the story of my people” analizza fin dalla sua origine questo fenomeno.
Attraverso la scuola elementare e media, ho indossato grossi occhiali e abbigliamento scelto male, ero un fan di Star Trek e un devoto di JRR Tolkien, ho passato una intera estate per imparare a programmare un Radio Shack TRS-80 in BASIC.
Sono ancora un nerd in molti modi – il bicchieri grosso, le ore interamente dedicate a un computer.
Le mie scelte di abbigliamento sono migliori, ma questo è solo perché mia moglie ha senso per la moda meglio di mia mamma“.In American Nerd, Nugent getta uno sguardo sociologico critico sui vari tipi di nerds, dona ciò che equivale ad attenzione accademica su un argomento che fino ad ora è stato trattato con più leggerezza.
Dai primi dell’800 con i primi esemplari, come Mary di Orgoglio e pregiudizio oppure il barone Victor Von Frankenstein fino ad arrivare all’Otaku, termine nipponico per indicare un appassionato di manga e videogiochi tanto da diventare un recluso ossessivo.
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di Kevin Kelly, “Quello che vuole la tecnologia” codice.È possibile che la tecnologia possa “volere” qualcosa? Sì, ci dice Kelly, a patto però di mettersi prima d’accordo su cosa si intende per tecnologia e su cosa vuol dire “volere”. La tecnologia di cui Kelly indaga l’essenza non è un insieme di oggetti e di mezzi di produzione più o meno complessi; non è il gadget hi-tech all’ultimo grido. È un qualcosa di molto più profondo, vitale e fondante: è un sistema interconnesso e globale.
È l’ambiente naturale e artificiale che ci circonda e che abbiamo creato. È un organismo vivente con le sue dinamiche, i suoi impulsi, i suoi bisogni, la sua volontà, in cui il meccanico e il biologico condividono la stessa essenza. È il technium. Quello di Kevin Kelly è un nome importante. Simbolo della controcultura americana degli anni Sessanta, è stato uno dei maggiori ispiratori dell’immaginario fantascientifico e cyberpunk contemporaneo: basti ricordare che i fratelli Wachowski hanno chiesto a Keanu Reeves & Co. di leggere i suoi libri, prima di iniziare le riprese di Matrix. Non basta? Kelly è il fondatore di “Wired”, e insieme a quell’altro geniaccio visionario di Stewart Brand ha contribuito a creare nei primi anni Ottanta The Well, la prima e per molti anni più influente comunità virtuale al mondo. Attualmente, oltre a firmare editoriali per i principali quotidiani americani, promuove l’All Species Inventory, un inventario di tutte le specie viventi.

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