Hitchcock

Ho una vera predilezione per i film che raccontano il cinema, come Lisbon Story o Nel corso del tempo di Wim Wenders; Viale del tramonto, mitico film di Billy Wilder sulle stelle del cinema muto; La rosa purpurea del Cairo, dichiarazione d’amore di Woody Allen nei confronti del cinema degli anni ’30; Ed Wood di Tim Burton che narra le vicende di Edward D. Wood Jr., definito il peggior regista di tutti i tempi; Chi ha incastrato Roger Rabbit un vero gioiello che racconta l’avventura del cinema d’animazione americano e della Hollywood degli anni d’oro; Hugo Cabret di Martin Scorsese che ci conduce meravigliosamente alla scoperta del cinema pionieristico del parigino Georges Méliès. A fine anno, per natale, avremo Saving Mr. Banks, storia della trattativa tra l’autrice di Mary Poppins P.L. Travers e Walt Disney il quale, per quattordici anni, tentò di convincere la scrittrice a cedere i diritti per la realizzazione di un film che è entrato nella storia di diritto.
In questi giorni ho avuto modo di vedere Hitchcock film tratto dal bellissimo libro di Sacha Gervasi, Hitchcock. L’incredibile storia di Psycho, film che naturalmente consiglio a chiunque ami il cinema.

Nel 1960 il maestro del brivido Alfred Hitchcock, dopo Intrigo Internazionale, è alla ricerca di un soggetto diverso, di qualcosa di nuovo, e si appassiona al romanzo di Robert Bloch che trae ispirazione dalla vicenda del pluriomicida del Wisconsin, Ed Gein. La Paramount, con cui Hitch è sotto contratto, non ne vuole sapere di produrre Psyco, giudicandolo troppo orrorifico e respingente, ma il regista è convinto al punto da autoprodursi il film, girando negli studi Universal con la troupe della sua serie televisiva per abbattere i costi. A sostenerlo, in questo azzardo come in ogni altro momento della sua carriera, è la moglie Alma Reville, sceneggiatrice di talento, responsabile della revisione di tutti i copioni del marito e sua paziente spalla, esclusa dai riflettori così come dalle sue note infatuazioni per le algide bionde che scritturava come attrici. 
Se c’è un’immagine iconica di Sir Alfred, che non manca di attraversare neppure questo schermo, è quella della sua silohuette di profilo, controluce, scura come un’ombra. Il film risulta molto godibile è innegabile la bravura di un cast veramente ottimo da Anthony Hopkins a Helen Mirren per arrivare a Scarlett Johansson e James D’Arcy.

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