Perfetti sconosciuti

Una famiglia perfetta era prima di questo l’unico film di Paolo Genovese che avessi mai visto e devo dire che mi era piaciuto parecchio, soprattutto il finale. Finalmente sono riuscito a vedere Perfetti Sconosciuti, film che ha raccolto critiche positive ovunque (e che verrà replicato all’estero), film che insieme a Lo chiamavano Jeeg Robot ha fatto parlare di rinascita del cinema italiano.

Partiamo dal copione che lavora molto bene sugli incastri e sugli snodi narrativi che rimangono fondamentalmente credibili e descrive tipi umani riconoscibili. Il cast (a mio parere pescato tra i migliori attori italiani), anch’esso corale, fa onore al testo, e ognuno aggiunge al proprio ruolo una parte di sé, un proprio timore reale. 
Il tono è adeguato alla narrazione: non melodrammatico (alla L’ultimo bacio), non romanticamente nostalgico (alla Il nome del figlio), non farsesco, non cinico, ma comico al punto giusto, con sfumature sarcastiche e iniezioni di dolore. Questa “cena delle beffe” attinge a molto cinema francese (Cena tra amici) e americano (Carnage), ma la declinazione dei rapporti fra i commensali è italiana, con continui riferimenti a un presente in cui il lavoro è precario, i legami fragili e i sogni impossibili. La scrittura è crudele, precisa, disincantata, e ha il coraggio di lasciare appese alcune linee narrative, senza la compulsione televisiva a chiudere ogni scena. C’è anche una coda alla Sliding Doors che mostra come il “gioco” (prima che diventi al massacro) sia gestibile solo con l’ipocrisia e l’accettazione di certe regole non scritte: ed è questa la strada che più spesso scelgono gli esseri “frangibili”. Gran film, era dai tempi de Il capitale umano che non vedevo un film italiano così bello.

Trama:

Eva e Rocco invitano a cena a casa loro i propri amici: Cosimo e Bianca, Lele e Carlotta, e Peppe. I padroni di casa sono ormai da tempo in crisi, situazione a cui contribuisce anche il rapporto con la figlia adolescente, la seconda coppia è invece formata da novelli sposi, i terzi hanno anche loro i propri problemi mentre l’ultimo, dopo il divorzio, non riesce a trovare né un lavoro né una compagna stabile.

Durante la cena Eva propone a tutti di mettere sul tavolo il proprio cellulare e di rivelare ai presenti il contenuto di tutte le comunicazioni che riceveranno nel corso della serata; anche se con qualche tentennamento tutti accettano, ma quello che doveva essere un gioco si trasforma ben presto nell’occasione per rivelare tutti i segreti dei commensali.