Sully

Sono reduce dalla visione di Sully ultimo capolavoro del maestro Clint Eastwood.
La pellicola narra l’ammaraggio del volo US Airways 1549 avvenuto il 15 gennaio 2009 nel fiume Hudson, basandosi sull’autobiografia Highest Duty: My Search for What Really Matters dello stesso Chesley Sullenberger scritta insieme all’autore e giornalista Jeffrey Zaslow.
Un gran gran film che non ha la potenza esplosiva di film come Mystic River (2003), Million Dollar Baby (2004), Gran Torino (2008), Invictus – L’invincibile (Invictus) (2009) o American Sniper (2014) perché si tratta di un’opera intimista che ha il volto umano di Tom Hanks, eroe della quotidianità tipica dei film di Eastwood.
Ma che cos’hanno in comune gli eroi di Clint Eastwood? Sono quasi sempre personaggi destabilizzati dal destino, da un crimine, da un’ingiustizia, dalla marginalità. Tutti, ciascuno a suo modo, sono alla ricerca dell’unità perduta. Non si tratta di una semplice risorsa narrativa, destinata a suscitare l’adesione del pubblico, per l’autore americano quella ricerca riflette l’esplorazione filosofica e artistica del suo cinema, producendo una felice coincidenza tra forma e contenuto.
Sully è con il Walt Kowalski di Gran Torino, è un uomo che di espone, si assume le sue responsabilità e alla fine viene riconosciuto come eroe anche da chi lo accusa di aver agito in modo sbagliato.