Train to Busan

Sang-ho Yeun è nato come regista d’animazione e nel corso degli anni è riuscito ad assurgere al ruolo di cantore dei mali della società Sud Coreana. Il film, a tutti gli effetti uno zombie movie, può essere analizzato e letto anche come una riflessione sociologica sulla Corea. Un Paese dal potenziale straordinario ma affetto da uno spietato darwinismo sociale, che ha origine sin da un violento sistema educativo e dal bullismo scolastico che ne è l’ideale fratellastro e che genera cinismo ed egoismo. Il protagonista Seok-wu, un broker che pensa solo ed esclusivamente al lavoro, a come fare soldi, trascurando la moglie che lo ha lasciato e la figlia che vorrebbe da lui un pizzico di considerazione è l’esempio lampante di questa neanche tanto velata critica alla società in quanto all’inizio la sia logica sia volta unicamente a non fare nulla per gli altri. Per contro su tutti spicca il personaggio del caratterista Ma Dong-seok, quasi uno stereotipo del rozzo (ma di “buon cuore”) uomo del popolo, che diviene il protagonista morale della storia grazie alla sua abnegazione e generosità. Pu non essendo più molto originale questo genere (i suoi zombie ricordano più quelli di World War Z che quelli lenti e classici di Romero) Sang-ho Yeun riesce ad essere estremamente originale non solo nella narrazione ma anche nelle inquadrature.

Trama:
Seok-wu è un uomo d’affari che deve accompagnare la figlia Su-an a Busan dalla madre, da cui è divorziato. I due decidono di affrontare il viaggio in treno, ma quando sul veicolo sale una ragazza che presenta strane ferite sul corpo, la situazione precipita immediatamente nel caos.